Correva goffo maldestro
ricurvo sulla schiena
con lo sguardo mesto
per il ciottolato della città
nuda, in festa, spumeggiante
si aggirava sconnesso
l'ultimo dell'anno
la sua mano chiusa
salutava
monete di metallo
già strette in pugno
la seconda notte
l'anno nuovo
le strade vuote
l'Avon basso
a rimirar la luna
ancora in cerca
di parole nell'intimità
della natura del cuore
senza botti
famiglie ostentanti
senz'oste
a cinquantadue anni
ne aveva quasi ottanta
il giorno di capo d'anno
ricordando le Dolomiti
le scalate intrepide
verso le vette più alte
dai picchi più stretti
accordo preso al momento
sorride sportosi un attimo
mentre l'Avon
svanisce piove e nevica
amoreggiando
con le vette lontane
barbone avvinghiato
alla parete
sfiorata dal suo fiato


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